Toy Story 3: La Grande Fuga – Recensione

Toy Story 3 - La Grande Fuga - Recensione DeNatale.itCi sono persone che sono così brave nel loro settore, che vengono giudicate dagli addetti ai lavori, fuoriclasse inarrivabili.
È, senza alcun ombra di dubbio, il caso della Pixar, studio cinematografico creato da George Lucas, acquistato da Steve Jobs e passato definitivamente alla Casa delle idee: la Disney.
Per primi nel 1995 hanno sviluppato un lungometraggio d’animazione in CGI (computer grafica) basandosi però su schizzi disegnati a mano; per primi hanno sviluppato e creato già dalla pre-produzione e dagli schizzi a computer un lungometraggio d’animazione in CGI nel 1999 con Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa.
Allora a capo di tutto il sistema c’era un certo Steve Jobs: spesso ci ha insegnati che vuole essere il primo, e questi due film sopracitati ne sono un esempio.
Quel geniaccio di Steve capì che quello sarebbe stato il futuro, tant’è vero che adesso il 90% dei cartoon sono tutti in computer grafica.
Woody e company sono ritornati, dunque, quest’anno nelle sale cinematografiche a Giugno in America e a Luglio in Italia. E che ritorno.
Definire questo film un capolavoro è riduttivo.
Per chi, con Toy Story c’è cresciuto (io sono uno di questi), questo film è da considerarsi una PERFETTA fine per una trilogia che ha conquistato milioni di adulti. Già proprio così: adulti, non bambini.
Gli adulti, le persone mature (over 60) sono state (udite udite) coloro che hanno meglio recensito il film come fascia d’età.
Sarà un segnale esplicito questo, vero? Continua a leggere
Tantissime cose ci insegna questo film, prime fra tutte l’attaccamento al proprio padrone da parte dei giocattoli, nel nostro caso alle cose materiali che troppo spesso maltrattiamo.
L’apoteosi arriva alla fine del film, dove CHIUNQUE abbia visto, anzi pardon, abbia APPREZZATO i primi film dei giocattoli della Disney, ha versato ALMENO una lacrima.Toy Story 3 - La Grande Fuga - Recensione DeNatale.it
Con molto rimpianto e dolore diamo il triste addio ad una saga che (purtroppo) è finita, per stessa ammissione della Disney, sperando che a Los Angeles ci pensino su e ritornino con un nuovo lungometraggio di Toy Story (l’anno prossimo è previsto un cortometraggio di Toy Story che sarà trasmesso davanti al film Cars 2).
Il 3D non è pacchiano e perfettamente godibile, non sono presenti infatti i soliti effetti creati appositamente per catturare il pubblico: nessun oggetto viene lanciato verso lo spettatore.
Un giusto riconoscimento viene anche dal box-office: 940 milioni di $ in tutto il mondo; record come film d’animazione che ha incassato di più nella storia del cinema (Shrek 2 è alle sue spalle); Record come miglior film al botteghino americano della Pixar; secondo film d’animazione che ha incassato di più al botteghino americano, alle spalle di Shrek 2 (402 milioni di dollari contro i 441 dell’orco verde) e secondo film 3D che ha incassato di più in America dietro all’inarrivabile Avatar.
Dalla rete arrivano anche altri riconoscimenti: dodicesimo film più apprezzato dagli utenti di internet con una media voto di 8.8.
Non voglio dire e svelare nulla sulla trama, perché coloro che non hanno visto il film devono, in qualche modo, correre a vederlo.
Per concludere non mi resta altro che essere ripetitivo: questo film è ciò che si trova al di là del capolavoro, ve lo dice uno che ha pianto per farsi regalare da mamma e papà le action figure di Woody e Buzz, ma soprattutto, ve lo dice uno che lasciava i giocattoli da soli e si nascondeva, aspettando che i suoi Woody e Buzz prendessero vita, proprio come nel film.

Trailer